Il sabato del villaggio

6/14/2013

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dĆ­ di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro lĆ  dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dĆ­ della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni nell'etĆ  piĆŗ bella.
GiĆ  tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giĆŗ da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dĆ  segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e lĆ  saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dĆ­ del suo riposo.
 
Poi quando intorno ĆØ spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba.
 
Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farĆ  ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta etĆ  fiorita
ĆØ come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta ĆØ cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.
 
- Giacomo Leopardi -

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